HERBERT SPENCER - L'uomo contro lo Stato
Liberilibri - 2016, Pagine 296 |
Il liberalismo radicale del grande filosofo inglese
«La grande superstizione politica del passato era il diritto divino dei re. La grande superstizione politica del presente è il diritto divino dei parlamenti.» Herbert Spencer fu un nemico implacabile di ogni “superstizione politica”. L’uomo contro lo Stato, forse il più noto dei suoi saggi politici, è un testo di battaglia, che si situa al di fuori della “Filosofia sintetica” sulla quale Spencer lavorò per tutta la vita. In quell’ambito, egli aveva sviluppato una vasta teoria evoluzionistica. A un capo dell’evoluzione sociale ci sono “società militari”, caratterizzate da un basso grado di divisione del lavoro e fortemente gerarchizzate, e all’altro “società commerciali”, che hanno un grado elevato di divisione del lavoro e riconoscono crescenti spazi di libertà agli individui. Il principio cardine delle società più evolute è la “legge dell’eguale libertà”, per cui ciascuno ha diritto al più ampio grado di libertà compatibile con la libertà altrui. L’uomo contro lo Stato, scritto sulla scorta di questo apparato teorico, muove un attacco radicale a tutte quelle dottrine che cercano di limitare la libertà individuale in nome di altri obiettivi sociali. Questo libro comprende anche Il giusto ruolo del governo: la prima opera di Spencer, pubblicata nel 1843, che contiene in nuce molte delle sue idee successive.
Leggi la recensione di Guglielmo Piombini